Controcopertina Novembre 2023

Cala di Forno

La baia di Cala di Forno è situata lungo la fascia costiera di quelli che sono denominati i monti dell’Uccellina, che si sviluppa a sud dell’arenile che partendo da Bocca d’Ombrone termina con le pendici meridionali di Poggio Uccellina, che dà il nome all’intero gruppo collinare litoraneo.

Le colline si avvicinano gradualmente alla costa con le propaggini del Poggio di Castel Marino e del Poggio di Collelungo, sovrastati dalle torri omonime; da qui l’arenile prosegue senza soluzione di continuità fino alla Cala Francese ed alla Cala Rossa, dietro le quali si elevano le pendici collinari di Poggio Lecci.

Inizia quindi un tratto costiero alto e roccioso, che digrada sul versante orientale della spiaggia di Cala di Forno, chiusa a sud dalle pendici occidentali di Poggio Ghiacciale, da dove inizia un altro lungo tratto costiero alto e roccioso, con alcune piccole cale come Cala del Gabbiano, dominata a sud dalla Torre delle Cannelle, che si eleva su una propaggine tra Poggio Tondo e il Poggione.

I promontori proseguono a sud lungo le pendici occidentali dei monti dell’Uccellina digradanti da Punta del Corvo e di Capo d’Uomo, dove è l’omonima torre, verso Talamone ed il suo golfo, che ne costituisce il limite nord-occidentale.

La baia di Cala di Forno in passato ha avuto una notevole importanza per il trasferimento del carbone che era prodotto in gran quantità sui monti prospicienti, trasportato a dorso di mulo fino alla cala, poi caricato su barche con un ridotto pescaggio e da queste trasferito ai porti di Talamone e Castiglione della Pescaia, dove era trasferito su battelli di maggiore stazza.

La cala era frequentata da navigli di varia natura, pescherecci, navi da guerra e barconi adibiti al traffico locale; vi si caricavano merci provenienti da Montiano e Magliano, dalla tenuta di Collecchio e probabilmente dalla vicina abbazia benedettina di San Rabano.

Data la rilevanza delle attività svolte nella baia, essa era dotata anche di una dogana per il pagamento dei balzelli, considerato anche che essa si trovava nel territorio del Granducato mediceo a pochi chilometri dal confine con lo Stato dei Reali Presidi Spagnoli.

Alla cala si accedeva almeno con tre “strade di Dogana” o ”doganali”, strade pubbliche che per loro natura e funzione consentivano l’accesso alla Dogana. Due correvano parallele al litorale ed una terza scavallava i monti dell’Uccellina provenendo dalla tenuta di Collecchio.

Come detto, sui promontori litoranei sono presenti numerose torri. Infatti le prime fortificazioni costiere, costruite dai Pisani, dai Senesi e dalla famiglia Aldobrandeschi, erano poste in posizioni strategiche per svolgere funzioni difensive ed offensive, o di avvistamento, al fine di prevenire possibili incursioni piratesche.

Dal Cinquecento in poi furono aggiunte nuove torri e fortificazioni, e tra la seconda metà del Cinquecento e il secolo successivo, esse furono anche notevolmente rafforzate ed integrate dagli Spagnoli per completare il sistema difensivo costiero dello Stato dei Presidi.

Lo stato dei Presidi infatti occupava la striscia di territorio prospiciente il mare che andava dalle ultime colline dell’Uccellina, proprio a sud di Cala di Forno fino al confine con lo Stato Pontificio. Esso era nato con il trattato di Londra del 29 maggio 1557 e con quello di Firenze del 3 luglio dello stesso anno; con questi atti il re di Spagna riservava all’amministrazione dei viceré di Napoli i porti di Talamone, Porto Ercole, Porto Santo Stefano, Monte Argentario e Orbetello, però solo col trattato di pace di Cateau-Cambrésis, stipulato fra Enrico II di Francia e Filippo II di Spagna il 3 aprile 1559, lo Stato dei Presidi divenne effettivamente operativo, costituendo così di fatto una appendice del Regno di Napoli.

I Governatori di questo stato, anche se nominati dal re di Spagna, obbedivano al Granduca di Toscana; essendo questo un buon alleato della Corona spagnola e considerate anche le distanze tra le coste iberiche e quelle del Regno di Napoli. Essi si impegnarono costantemente nel realizzare le opere destinate ad aumentare le capacità difensive e offensive.

Anche la baia di Cala di Forno è dominata dalla torre omonima ubicata su un promontorio tondeggiante, propaggine dei monti dell’Uccellina, alto un centinaio di metri, che si protende in mare e chiude a sud-ovest la spiaggia della cala.

La torre permette un’ampia visuale sul mare e sulla cala sottostante, dove si trovano gli edifici della dogana, ristrutturati nel 1796. Essa fu ricostruita per volontà dei Medici nella seconda metà del Cinquecento (secondo la tradizione, dopo l’incursione dei pirati in cui fu rapita la Bella Marsilia) nel luogo dove sorgeva forse una preesistente struttura medievale, con lo scopo di rafforzare il sistema difensivo del granducato di Toscana lungo le coste maremmane, spesso soggette ad incursioni piratesche.

La torre poggia su un basamento a scarpa e si articola su più livelli; al piano rialzato è presente la porta di accesso che era raggiungibile attraverso una rampa di scale munita di ponte levatoio ed era armata con 2 cannoni e 4 spingarde. È provvista di cappella, stanza per la contumacia, forno e stalla.

La funzione principale della torre era comunque quella di vedetta; infatti dalla sua sommità, era possibile comunicare a vista con la torre di Collelungo, distante 3,3 chilometri, che poteva inviare segnalazioni di eventuali pericoli alle torri costiere più settentrionali, con la torre dell’Uccellina, che invece era visibile dalla piana retrostante, e con le torri situate più a sud, nello Stato dei Presidi Spagnoli, quale la Torre delle Cannelle, posta a 3,8 chilometri di distanza e che costituiva la più settentrionale fortificazione di questo stato.

Nell’entroterra sopra Cala di Forno, lungo il crinale collinare dei monti dell’Uccellina. ad una altezza di circa 320 m s.l.m., in una sella tra poggio Uccellina (347 m. s.l.m.) e poggio Lecci (417 m s.l.m.) in passato denominata Monte Alborense, tra l’XI e il XII secolo sorse ad opera dei benedettini cassinesi un monastero che raggiunse il pieno sviluppo soprattutto nel corso del secolo successivo ad opera dei benedettini cistercensi. L’insediamento, indicato alla fondazione come Monasterium Arborense o Monasterium de Arboresio o Alberese (termine di etimologia incerta fra le parole arbor, albero, e albarium, riferito alla pietra biancastra dei monti dell’Uccellina), fu poi denominato Abbazia di San Rabano, nome derivato forse dall’uso improprio del nome Sancti Rafani Praeceptor, costruttore della chiesa terminata nel 1587 in Alberese e ritenuto l’ultimo Abate dell’Abbazia. Nel 1307 i benedettini, che avevano tentato di rendere produttivi i terreni circostanti, lasciarono l’abbazia all’ordine dei cavalieri di Gerusalemme, che iniziarono alcuni lavori di fortificazione del complesso, tra i quali anche la realizzazione della vicina torre dell’Uccellina, con funzioni di difesa del vicino complesso religioso e con funzioni di avvistamento sul sottostante tratto costiero. Il complesso fu poi definitivamente abbandonato nel Cinquecento.

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