Controcopertina Maggio 26

Il complesso della Santissima Trinità di Venosa

l complesso dell’Abbazia della Santissima Trinità, isolato nella campagna alle porte di Venosa, si compone di tre parti: la Chiesa Antica (o chiesa vecchia), la chiesa nuova, nota con il nome di “Incompiuta” perché mai ultimata, ed il battistero paleocristiano.

La Chiesa Antica, a cui si accede dall’entrata posta nel fabbricato avanzato, un tempo riservato ad accogliere i pellegrini, fu fondata nel sec. XI sul sito di una basilica paleocristiana del V-VI secolo, a sua volta edificata su un precedente tempio pagano dedicato a Imene.

La basilica, innalzata dai Benedettini prima della venuta dei Normanni, conserva un impianto in stile paleocristiano, a pianta basilicale romana con un’ampia navata centrale divisa da grandi archi in quattro parti, con l’abside di forma semicircolare posta sul fondo.

Modificata nel corso del tempo, ad opera dei Longobardi nel X secolo e dei Normanni tra i secoli XI-XIII, fu consacrata nel 1059 da papa Niccolò II e nello stesso anno Roberto il Guiscardo la destinò a sacrario degli Altavilla.

L’ingresso della chiesa, in stile romanico, che presenta sul lato sinistro due leoni in pietra, evidenzia quattro sporgenze, corrispondenti ad altrettante facciate, sovrapposte l’una all’altra nel corso dei secoli: la prima sporgenza è di epoca normanna tra il XI e XII secolo; la seconda è longobarda del X secolo; la terza è del VIII-IX secolo e la quarta era l’entrata laterale della Basilica Paleocristiana.

Nella navata destra si trova la Tomba degli Altavilla, dove in singoli sarcofagi erano posti i corpi di Roberto il Guiscardo e di altri esponenti illustri della famiglia de Hauteville che, provenendo dalla Normandia come guerrieri mercenari, agli inizi dell’anno Mille avevano fondato il primo regno unitario nell’Italia meridionale. Così furono conservate le loro ossa fino a quando, alla metà del Quattrocento, vennero riunite nell’arca.

Nella navata sinistra si trova la tomba di Alberada di Buonalbergo, prima moglie di Roberto il Guiscardo. Nella parte iniziale di questa tomba, in basso, sono visibili i resti della pavimentazione in mattoncini della Basilica Paleocristiana e, in un piano sottostante, un mosaico appartenente al pavimento di una “domus romana” del periodo imperiale (II-III secolo d.C.).

La chiesa nuova (XI – XII sec.), la cui costruzione non fu mai portata a termine e per questo nota con il nome di “Incompiuta”, è posta in asse con la chiesa antica; la sua costruzione iniziò infatti dietro l’abside della chiesa antica, quando questa risultò insufficiente a contenere i fedeli, e per la sua realizzazione fu utilizzato materiale ricavato dal vicino anfiteatro romano, da antiche chiese e dalle catacombe ebraiche di età imperiale e altomedievale.

Si ipotizza che i lavori, finanziati dai Benedettini, siano iniziati verso la metà del secolo XI, ma progressivamente ritardarono e poi cessarono a causa dell’esaurirsi dei fondi disponibili e per la soppressione del monastero stesso nel 1297 da parte di papa Bonifacio VIII, che lo assegnò ai “Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme” (futuri Cavalieri di Malta), che avevano perso i propri possedimenti in Palestina durante l’ultima Crociata.

Gli interventi attuati successivamente sono costituiti dal portale del XIV secolo (un arco semicircolare che circonda una lunetta decorata e presenta al centro l’agnello con la croce, emblema dell’Ordine dei Cavalieri di Malta) e dal grande campanile a vela costruito nel corso del Cinquecento.

Del monumentale progetto iniziale di epoca normanna, realizzato in forme romaniche di derivazione francese, che prevedeva un corpo longitudinale a tre navate, con un ampio transetto sporgente ed absidato ed un coro molto profondo, circondato da un deambulatorio con cappelle radiali, secondo il modello delle «chiese dei pellegrini», restano i muri perimetrali con le tre absidi e nell’interno cinque colonne con grandi capitelli corinzi ed un pilastro polistilo all’incrocio con il transetto.

La struttura è oggi affidata all’ordine dei Padri Trinitari.

Accanto alla chiesa nuova sono le tracce dell’antico Battistero paleocristiano del sec. V, probabilmente costituito da una chiesa con due vasche battesimali.

Dalla vicina chiesa di San Rocco si accede all’area archeologica che conserva i resti monumentali della colonia latina di Venusia, fondata nel 291 a.C., attiva dal periodo repubblicano all’età medievale.

Il Complesso della Santissima Trinità si può considerare tra i più importanti monumenti dell’Italia meridionale. Esso racchiude secoli di storia ed è unico per la stratificazione di presenze romane, longobarde e normanne che emergono dalle strutture rimaste e che costituiscono una testimonianza della storia millenaria di Venosa, città natale del poeta latino Quinto Orazio Flacco, riconosciuta fin dal1897 come monumento nazionale.

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