Controcopertina Giugno 26

L’oasi di Ninfa

Ninfa fu in età medievale una città popolosa della quale oggi restano solo numerose suggestive testimonianze come parti del castello e delle mura, il municipio e resti di chiese ed edifici civili. Il suo nome sembra derivare da un tempio di epoca romana dedicato alle ninfe, ubicato su un isolotto del piccolo lago di natura risorgiva da cui nasce il fiume omonimo che scorreva per oltre 40 chilometri per sfociare a mare tra Terracina ed il Circeo col nome Sisto; negli anni ‘30 del Novecento, durante la bonifica integrale dell’Agro Pontino, esso fu però deviato poco a sud del giardino nel Collettore delle Acque Medie.

La storia di Ninfa inizia alla metà dell’VIII secolo quando papa Zaccaria, in segno di riconoscenza per aver contrastato l’avanzata dei Longobardi intercedendo presso il re Liutprando, ebbe in dono dall’imperatore Costantino V detto il Copronimo, vaste aree nei pressi di Norma.

Poiché in quel periodo l’impaludamento dell’area aveva reso impraticabili le vie Appia e Severiana, i traffici commerciali si spostarono sulla via pedemontana che passava vicino a Ninfa. La posizione geografica del borgo divenne così strategica e l’introduzione di un pedaggio obbligatorio si trasformò in una straordinaria fonte di ricchezza, che in breve tempo rese Ninfa una fiorente città.

Tra il X e l’XI secolo, pur appartenendo formalmente allo Stato Pontificio, il territorio di Ninfa fu dominato dai conti di Tuscolo e successivamente dalla potente famiglia dei Frangipane. Nel 1159, alla morte di papa Adriano IV, il collegio cardinalizio si spaccò in due fazioni a causa delle forti tensioni tra la Chiesa e il Sacro Romano Impero, dando inizio a uno scisma che avrebbe diviso la cristianità per quasi vent’anni. Una parte del collegio, sostenuta dai Frangipane, elesse Alessandro III, che fu consacrato proprio nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Ninfa; invece, la fazione filo-imperiale e Federico Barbarossa proclamarono l’antipapa Vittore IV. Per vendetta contro l’elezione di Alessandro III, le truppe imperiali del Barbarossa assediarono, saccheggiarono e incendiarono la città di Ninfa, provocandone la rovina.

Alla fine del XII secolo, la famiglia Frangipane, travolta dai debiti, fu costretta a vendere la maggior parte delle proprie terre quindi, durante il sec. XIII il territorio di Ninfa passò sotto l’amministrazione dei Conti di Ceccano e poi degli Annibaldi. Nel 1293, al termine di un periodo convulso di violente lotte feudali, fu la famiglia Colonna che riuscì a prenderne il possesso.

Dopo pochi anni (1298), con l’elezione al soglio pontificio di Benedetto Caetani (Bonifacio VIII), i Colonna furono però scomunicati e subirono la confisca di tutti i beni. Ninfa e i territori limitrofi vennero così acquistati dal pontefice per il nipote, Pietro II Caetani, la cui investitura ufficiale a capo del feudo avvenne il 10 ottobre del 1300.

Per Ninfa seguì un periodo di grande prosperità: furono rinforzate le mura che, intervallate da numerose torri, raggiunsero la lunghezza di circa 1400 metri; fu ampliato il castello e fu costruita una torre, fu eretto un muro di contenimento per le acque della vicina sorgente in modo tale da ampliare il piccolo lago già esistente. Nell’abitato, dove il fiume Ninfa era attraversato da tre ponti ed erano presenti quattordici chiese, si procedette all’ampliamento del palazzo comunale e furono costruiti nuovi mulini e due ospedali; allora si realizzarono anche alcuni interventi per il risanamento della palude circostante.

Dopo la morte di Bonifacio VIII però, le famiglie nemiche dei Caetani pretesero la restituzione dei territori che erano stati loro sottratti e la famiglia degli Annibaldi saccheggiò il borgo di Ninfa. Tuttavia, nel 1314, nuovi mutamenti politici permisero ai Caetani di riconquistare la città, ma i notevoli debiti accumulati li costrinsero a vendere le proprie terre.

Nel 1369 Ninfa fu perciò acquistata da Onorato I dei Caetani di Fondi, il quale ricevette la conferma del titolo di rettore della zona da Clemente VII, la cui elezione come antipapa, in aperta opposizione ad Urbano V, era avvenuta nel 1378. Questo dette inizio allo Scisma d’Occidente e Onorato I fu scomunicato e privato di ogni diritto feudale; scoppiò allora un conflitto violentissimo e Ninfa subì un duro assedio e un saccheggio, che nel 1382 portò alla sua totale distruzione ed al definitivo abbandono.

I Caetani si trasferirono a Roma e ritornarono a Ninfa solo alla fine dell’Ottocento.

In quel periodo la straordinaria bellezza dei luoghi aveva già colpito Ferdinand Gregorovius, che nelle sue “Passeggiate romane” scrisse: “Ecco Ninfa, ecco le favolose rovine di una città che con le sue mura, torri, chiese, conventi e abitati giace mezzo sommersa nella palude, sepolta sotto l’edera foltissima.”

Nel 1921 Gelasio Caetani fece restaurare il palazzo baronale, che divenne la residenza estiva della famiglia, e iniziò la bonifica della zona facendo anche estirpare gran parte delle piante infestanti che ricoprivano i ruderi; si dedicò poi a piantare nuove specie botaniche, cipressi, lecci, faggi, rose, e numerose altre, dando così inizio alla realizzazione di un giardino all’inglese.

Inoltre, la riorganizzazione del sistema idrico con la canalizzazione delle acque del fiume Ninfa, diede vita a una rete di laghetti, cascate e ruscelli nel parco che è arrivato ad ospitare oltre mille specie botaniche.

Oggi in questo luogo, un tempo dominato dalle paludi, il fiume, il lago ed i resti dell’antica città medievale creano un habitat unico, che è celebrazione dell’eterna unione tra la natura e gli uomini che abitarono quei luoghi.

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