La qualifica di scarico industriale è collegata alla sua provenienza
Sentenza della Corte di Cassazione n.19391 del 16 maggio 2024
… la definizione di “acque reflue domestiche”, oltre al riferimento al metabolismo umano, si incentra sul tipo di attività di provenienza di tali scarichi, ossia le “attività domestiche”: locuzione che è chiaramente riferita alla convivenza e coabitazioni di persone, ma in un ambito strettamente e necessariamente solo familiare, come, del resto, corroborato dall’etimologia dell’aggettivo che descrive le attività — “domestiche”, appunto.
Allo stesso modo, la definizione di “acque reflue industriali” è incentrata sulla provenienza, dovendo dette acque essere “scaricate da edifici od impianti in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni”, purché, ovviamente, siano diverse dalle “reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento”.
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Invero, la primigenia versione dell’articolo 74, comma 1, lettera h), forniva la seguente definizione di acque reflue industriali: “qualsiasi tipo di acque reflue provenienti da edifici od installazioni in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni, differenti qualitativamente dalle acque reflue domestiche e da quelle meteoriche di dilavamento, intendendosi per tali anche quelle venute in contatto con sostanze o materiali, anche inquinanti, non connessi con le attività esercitate nello stabilimento”.
Orbene, la cancellazione sia dell’avverbio “qualitativamente”, sia della specificazione che faceva confluire le acque meteoriche nella nozione di acque reflue industriali, in base a una loro caratteristica qualitativa — ovvero che fossero “venute in contatto con sostanze o materiali, anche inquinanti, non connessi con le attività esercitate nello stabilimento” — conforta la conclusione qui patrocinata, proprio perché il novum normativo ha comportato l’eliminazione di due elementi, che erano entrambi volti a caratterizzare le acque industriali in base alla qualità del refluo.
Deve perciò affermarsi che una clinica specialistica — la quale, nel caso di specie, si compone di 117 camere di pazienti — va considerata un edificio dove si svolgono attività commerciali o di produzione di beni, intendendo per tali i servizi erogati dalla clinica medesima, con conseguente qualificazione degli scarichi quali “acque reflue industriali”.