La Sorgente Catusa
La sorgente Catusa, situata lungo la strada forestale tra “Tre Confini”, (Francavilla sul Sinni – San Severino Lucano – Terranova di Pollino) e “Timpa delle Murge”, è ubicata a 1280 m s.l.m., lungo un ripido versante dove enormi massi coperti di muschio, accatastati l’uno sull’altro, sembrano costituire i gradini dell’altare di un tempio le cui “colonne” sono i maestosi faggi secolari, slanciati verso il cielo. Ai piedi di questa scalinata, al centro, vi è la sorgente, da cui sgorga abbondante acqua che forma un ruscello.
Questo incantato e nascosto angolo di bosco forma un ambiente fascinoso, reso anche più suggestivo dalla tenue luce che, filtrando tra le foglie, crea un’atmosfera irreale intorno al santuario naturale, dove si avverte un alito misterioso che invita al silenzio ed alla contemplazione.
Non sempre però in questo scenario hanno regnato il silenzio e la pace dei nostri giorni.
Quest’area infatti fu teatro di agguati, assalti, sequestri e ruberie per opera di numerose bande di briganti che tra il 1860 e il 1865 con le loro scorribande sconvolsero la tranquillità di questi luoghi.
Molte località della zona, per la loro posizione strategica e la presenza di grotte, furono scelte dai briganti come luoghi di vedetta, e risultarono anche ideali per le soste e gli incontri dopo le scorrerie. Qui numerosi atti di banditismo furono compiuti dalla Banda Franco, uno dei gruppi di briganti più temuto e pericoloso di questo territorio. Guidati da un ex soldato dell’esercito borbonico, che aveva raccolto intorno a sé numerose altre bande, terrorizzarono i centri abitati dell’area del Pollino e della Val Sarmento fino a quando, catturati, vennero fucilati il 31 Dicembre 1865.
A poche centinaia di metri dalla sorgente Catusa, più in basso nel bosco, è presente un edificio di notevoli dimensioni in stato di completo abbandono. La struttura, di proprietà del comune di San Giorgio Lucano, realizzata nel passato e denominata Rifugio “La Catusa” doveva essere utilizzata come albergo con una dotazione di sessanta posti letto. Già nel 2012, quando, mai utilizzata, era già in stato di abbandono, il suo recupero fu inserito come intervento prioritario nell’Accordo di Programma Quadro (APQ) che costituiva il Protocollo di Intesa per le nuove politiche di sviluppo territoriale nell’area Parco del Pollino, ed era stato siglato dai vari enti. Ma da allora tutto è stato silenzio.
L’importanza di quest’area non è però limitata alla sua bellezza. Infatti la natura del terreno e la sua composizione costituiscono una delle attrattive geologiche del massiccio del Pollino, perché raccontano la parte iniziale della sua storia geologica. Esse testimoniano l’attività vulcanica sottomarina, avvenuta nel Terziario, in era mesozoica, ben 130 milioni di anni fa, quando parti di crosta oceanica primordiale furono portate dagli eventi tettonici in cima alle montagne.
Le rocce laviche di Timpa delle Murge e di Timpa di Pietrasasso e le pietre sparse sul terreno, con struttura massiva, di colore da verde scuro a nero, composte da olivina e altri minerali ferro-magnesiaci, denominate serpentiniti o “rocce serpente”, per la loro somiglianza con la pelle di serpente appunto, sono comprese tra le “ofioliti”, dal greco “òphis” serpe e “lithòs” pietra.
Esse furono generate nei processi metamorfici svolti a carico delle rocce intrusive (peridotiti) costituenti il mantello terrestre, che era poi il fondo della Tetide, il mare che divideva i due grandi continenti primordiali che sarebbero poi divenuti la placca africana e quella europea.
Quando i due continenti avvicinandosi tra di loro si scontrarono, una placca scivolò sotto l’altra e nella zona di sutura si determinò un ispessimento della crosta che formò le catene montuose.
Durante questi fenomeni, porzioni del mantello originario delle placche, costituite appunto dalle rocce ofiolitiche, contenenti le serpentiniti, raggiunsero zone della crosta oceanica prossime alla superficie.
La presenza di queste rocce, nell’area della Timpa delle Murge, testimonia appunto questi eventi, rappresentando la cicatrice dove si realizzò la chiusura di un bacino oceanico e la saldatura tra le placche e costituisce così una peculiarità geologica.
In questa area, insieme alle porzioni del mantello contenenti la serpentinite, è possibile perciò constatare anche altri fenomeni geologici, come ad esempio le particolari strutture note come “lave a cuscino”. Queste si formarono quando, i flussi di lava, fuoriuscendo sul fondale oceanico alla temperatura di circa 1200°C, a causa della forte pressione e del rapido raffreddamento, si solidificarono assumendo il loro caratteristico aspetto
In conclusione, si può ben dire che l’area della fonte Catusa e ciò che in essa è avvenuto, sia emblematico della realtà italiana e della sua storia. In questo piccolo lembo di terra infatti la straordinaria bellezza naturale dei luoghi che allieta la vista e l’animo, la rilevanza geologica e scientifica del territorio, se non unica certamente singolare e preziosa, si contrappongono al comportamento violento, scellerato, degli uomini che lo hanno abitato, che con le loro guerre e stragi lo hanno profanato ed ancora, con i loro sprechi ed abusi, continuano ad offenderlo invece di rispettarlo e venerarlo.

