Controcopertina Aprile 26

Labbazia di San Fruttuoso di Capodimonte

L’abbazia di San Fruttuoso, situata tra Camogli e Portofino, nei pressi del borgo marinaro di Capodimonte, è collocata in una profonda insenatura della frastagliata costa del promontorio di Portofino, costituito da una massa di roccia trapezoidale che si protende in mare formando ad ovest il golfo Paradiso e ad est il golfo Tigullio.

L’ammasso roccioso si è generato in due fasi geologiche differenti, per la sovrapposizione successiva di materiali di frane sottomarine. I primi, che si depositarono in un mare profondo in un periodo compreso tra 90 e 55 milioni di anni fa, durante il Cretacico Superiore-Eocene, sono rappresentati dal cosiddetto “calcare del Monte Antola”, composti da calcari marnosi, argille scistose ed arenaria.

Poi, presumibilmente nell’Oligocene, circa 30 milioni di anni fa, durante il sollevamento generale del bacino marino di sedimentazione, in una fase di intensa erosione delle terre che emergevano dal mare, si sovrappose un altro tipo di materiale, detto puddinga o “conglomerato di Portofino”, caratterizzato da grossi ciottoli cementati da sabbia e fango, che formarono uno strato spesso alcune centinaia di metri.

Negli ultimi 2 milioni di anni a questi depositi si aggiunsero i materiali trasportati dai corsi d’acqua, mentre gli strati, originariamente depositati in orizzontale, in seguito ad eventi tettonici si sollevarono e si deformarono dando anche luogo a giaciture verticali.

Proprio per le caratteristiche morfologiche del promontorio all’abbazia si può accedere solo via mare dai paesi costieri della Riviera di Levante, oppure via terra percorrendo due sentieri: uno che scende dal monte e l’altro costiero proveniente da Portofino.

Secondo la tradizione, le origini dell’abbazia risalgono all’VIII secolo, quando Prospero, vescovo di Tarragona, per sfuggire all’invasione araba della penisola iberica, si rifugiò in questi luoghi e vi costruì una piccola chiesa per conservare le reliquie del martire san Fruttuoso, vescovo e santo catalano del III secolo.

Una prima costruzione fu realizzata a mezza costa, in una località oggi detta “Chiesa Vecchia”, dove sono ancora visibili dei resti, mentre l’attuale abbazia sarebbe sorta intorno alla metà del IX secolo, e ricostruita poi tra la fine del X secolo e l’inizio dell’XI, per volontà di Adelaide di Borgogna, vedova dell’imperatore Ottone I di Sassonia.

In quel periodo l’abbazia passò ai monaci benedettini e progressivamente fu ingrandita, partendo dal Sancta Sanctorum, un piccolo vano situato nella parte inferiore del complesso, risalente appunto all’XI secolo, luogo sacro destinato alla conservazione e venerazione delle reliquie.

Solo nel XII secolo alla costruzione si aggiunse un piano e nel XIII secolo, per volontà della famiglia genovese dei Doria, fu realizzato verso il mare il loggiato. In quest’ultimo periodo nel livello inferiore del chiostro furono deposte le salme di sette membri della famiglia Doria morti tra il 1275 e il 1305 e quindi si iniziò ad utilizzare l’abbazia anche per le sepolture. Il vecchio chiostro superiore fu quasi del tutto ricostruito nel corso del XVI secolo per volere di Andrea Doria.

Altri ambienti presenti nel complesso abbaziale sono la chiesa medioevale (detta “monastica”), a cui si accede dall’antica sacrestia, costituita da una parte anteriore, forse utilizzata come coro dai monaci, la cripta posta sul fondo, dove erano conservate le spoglie di abati e nobili, e la chiesa “pubblica”realizzata più tardi, alzando l’edificio medioevale dopo l’abbandono dell’abbazia da parte dei monaci. Qui, sull’altare maggiore, in un piccolo cofano argenteo sono conservate le reliquie dei martiri Fruttuoso, Augurio ed Eulogio.

A partire dalla metà del XV secolo, l’abbazia, a causa del suo declino e delle incursioni saracene, fu progressivamente abbandonata dai monaci benedettini ed i fabbricati passarono sotto il controllo dei Doria.

Pochi anni dopo che Andrea Doria ebbe ottenuto dal papa Giulio III il giuspatronato (1551), i suoi eredi, per difendere il borgo dei pescatori e la sua sorgente di acqua dalle eventuali incursioni dei corsari barbareschi, eressero la torre difensiva, che fu anche dotata di artiglieria pesante e leggera.

Nello stesso periodo, sempre per la difesa dell’abitato, sullo sperone roccioso che definisce il limite occidentale dell’insenatura di San Fruttuoso. per contrastare le navi dei pirati ottomani, dal Senato della Repubblica di Genova fu fatta costruire la torretta con due feritoie grandi e due piccole, che fu armata di cannoni e dotata anche di una guarnigione.

Successivamente comunque il complesso abbaziale fu definitivamente abbandonato ed adibito ad abitazione per pescatori, caserma o covo di pirati. Nel 1915 a causa delle alluvioni che formarono anche l’attuale spiaggia, esso subì gravi danni e solo nel 1933 fu restaurato dallo Stato Italiano. Infine nel 1983 i Doria Pamphili donarono gli edifici e i terreni al FAI – Fondo per l’Ambiente italiano.

L’abbazia è ora compresa in una area protetta che abbraccia tredici chilometri di costa, che, anche per la natura impervia del territorio, è rimasta completamente integra, e dove sul fondale marino dell’insenatura è collocata dal 1954 la statua del Cristo degli abissi.

Questa area, proprietà per secoli dei Principi Doria, dopo una frequentazione monastica, utilizzata come umile abitazione per pescatori e covo di pirati, appare oggi come un luogo, dove l’opera dell’uomo si è integrata felicemente con quella della natura.

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