Ambulacro del chiostro di Certosa Senales
L’abitato di Certosa/Karthaus, nel comune di Senales/Schnals a 1323 m, sorto sui resti del monastero certosino “Monte degli Angeli” (Allerengelberg), è ubicato a 15 km da Maso Corto (Kurzras) a circa metà della Val Senales/Schnalstal, che da Naturno/Naturns in bassa Val Venosta/Vinschgau raggiunge il confine con l’Austria.
Una valle quindi che, iniziando dai frutteti di mele e dai vigneti della Val Venosta si estende fino alle regioni alpine e termina a Maso Corto ai piedi del Ghiacciaio Val Senales, nei pressi del quale nel 1991 fu trovato Ötzi, un uomo risalente all’Età del rame (circa 3300-3100 a.C.), denominato la mummia del Similaun perché conservato eccezionalmente dal ghiaccio per più di 5300 anni.
Il toponimo Senales ha origini antiche; attestato nelle forme Snales, Snals, Snalls, Snalse o Snalles, deriva forse dal latino “signālis”, riconducibile a signum, che significa “ciò che funge da segno o segnale”, che indicava probabilmente una cascina o un insediamento rurale.
Il termine certosa invece deriva dal francese chartreuse, nome della zona montuosa della Francia dove nel 1084 san Bruno fondò il primo monastero, chiamandolo Grande Chartreuse, nome passato poi a indicare l’intero ordine monastico dei Certosini e il tipo stesso di monastero, strutturato a celle ed orti individuali per garantire la solitudine e la vita contemplativa dei monaci.
Il nome della Val Venosta (in tedesco Vinschgau) deriva invece dai Venosti (Venostes), una popolazione retica che nell’antichità abitava l’alta valle dell’Adige, sottomessa poi dai Romani durante le guerre retiche.
Qui nel 1326 il Conte del Tirolo Giovanni Enrico di Lussemburgo, per breve tempo anche Re di Boemia (Enrico VI), su una terrazza posta sulla destra della valle, dietro a Katharinaberg, fondò il monastero Monte degli Angeli, dotato di ampi diritti di patronato.
In questo luogo isolato si ritirarono i monaci ai quali era imposta la regola del silenzio e vi rimasero finché fu chiuso per ordine dell’imperatore Giuseppe II.
Con la riforma Giuseppina tutti i monasteri che non svolgevano l’assistenza agli ammalati o quella spirituale o l’insegnamento furono soppressi e quindi nel 1782 i monaci, che per 450 anni vi erano vissuti secondo le regole del loro ordine, solitudine e silenzio, dovettero lasciare il monastero.
L’intero complesso monastico fu abbandonato; le dodici celle dei monaci, la grande casa del priore e la chiesa del monastero furono messe in vendita e, suddivise in piccole parcelle, furono acquistate dai contadini e dai commercianti residenti nella valle.
Gli edifici non furono però demoliti, ma vennero utilizzati per altri scopi, così l’area del monastero divenne nel tempo un paese vero e proprio e, iniziando ad essere abitato dalla popolazione locale, prese il nome di Certosa.
Benché l’intero abitato sia andato distrutto quasi completamente nel grave incendio nel 1924, esso fu ricostruito e l’antico complesso conventuale fu inglobato nel piccolo paese. Tuttavia, anche se oggi porzioni di esso sono diventati ristoranti, abitazioni e negozi, l’architettura ne è ancora riconoscibile.
Si identifica ancora il chiostro sul quale si affacciavano le celle dei monaci, di circa 50 metri quadrati, forse divise in tre stanze; è ancora visibile lo sportello attraverso il quale venivano consegnati i pasti, posto ad angolo retto per non permettere il contatto visivo tra le persone.
In prossimità dell’antico chiostro, in un’area attrezzata allo scopo, oggi sono anche coltivate le erbe aromatiche, le stesse che per le loro proprietà officinali erano coltivate dai monaci negli spazi dietro alle loro celle: la valeriana per l’inquietudine e l’insonnia, il timo come disinfettante per i disturbi allo stomaco, l’issopo per favorire la digestione e l’altea per contrastare raffreddori e tosse.
La cinta muraria, conservata ancora in parte, con torri e feritoie; la piazza principale del borgo, che un tempo era il cortile del monastero su cui affacciavano la casa del priore, la biblioteca e la casa del portiere, ed oggi è circondata da edifici commerciali, dalla chiesa del monastero di San Michele e dalla bella chiesa di Sant’Anna, realizzata nel 1500.
Il silenzio assoluto che ancora vi regna, immutato ed intatto, conferiscono al borgo un’atmosfera tranquilla ed un fascino particolare.
Oggi con la Via Monachorum da Madonna di Senales, posta a1500 metri di altezza, si può raggiungere Certosa, posta a 900 m di quota, e da qui, con un percorso intervallato da citazioni filosofiche, nel silenzio assoluto rotto solo dal cinguettio degli uccelli e dal mormorio delle acque che scorrono, dopo due chilometri si raggiunge il paese di Monte Santa Caterina.

